«Alcuni miei compagni ricevono il salario giovanile», racconta Gian, che attualmente riceve ancora sei franchi di paghetta alla settimana. «L’ho raccontato ai miei genitori a casa e ho detto che lo volevo anch’io.»
La motivazione per il salario giovanile nasceva soprattutto dalla maggiore libertà di decisione, così come l’ha già vista nei suoi compagni: «Trovo bello poter fare la spesa da solo e potersi permettere qualcosa anche quando si è in giro», dice il dodicenne. «In generale gli piaceva l’idea di potersi comprare delle cose senza che noi ci mettessimo bocca», aggiungono sorridendo i genitori Andrea e Fabian.

Dopo aver sentito parlare del salario giovanile nella cerchia degli amici, Gian (a destra) ha portato il tema a casa – con successo: dopo le vacanze estive riceverà anche lui il salario giovanile.
Per i genitori il tema del salario giovanile era dapprima terreno inesplorato. «Non conoscevo questo modello», ricorda Fabian, che lavora come progettista in una carpenteria. Andrea, assistente di direzione in un’azienda dell’industria alimentare, aveva sì già sentito parlare del salario giovanile, ma non se ne era mai occupata concretamente. Ascoltando il figlio, la sua impressione è stata positiva: «Mi sembrava una buona cosa.» Di loro iniziativa i genitori non avrebbero pensato di introdurre il salario giovanile, ma si sono poi lasciati convincere: «Il desiderio di cambiare è venuto davvero da Gian.»
Il momento del passaggio è ora propizio: dopo le vacanze estive Gian entrerà in settima classe e con il nuovo anno scolastico riceverà per la prima volta il salario giovanile al posto della paghetta. «Non vedo l’ora», dice Gian ridendo. E anche per i genitori resta emozionante: «Sono curioso di vedere come Gian se la caverà con il salario giovanile e come lo gestirà», dice Fabian.

Come già per la paghetta, anche il salario giovanile verrà versato a Gian direttamente sul suo conto giovani.
«Sono curioso di vedere come Gian se la caverà con il salario giovanile e come lo gestirà.»
Fabian Moser
«Abbiamo fatto un elenco di tutto ciò che Gian dovrebbe pagarsi da solo e di quanto costa più o meno», riferisce Andrea. «Siamo arrivati a circa 150 franchi al mese.» I genitori devono però ancora rifletterci: «Per me questo è il limite massimo – non voglio spendere di più», precisa la madre. Per Gian va bene: «Penso che la somma dovrebbe bastare.»
I Moser non hanno ancora elaborato un accordo scritto. I genitori possono però ben immaginare di stenderne uno: «Un contratto per il salario giovanile è sicuramente utile – non fosse altro che per prevenire malintesi e per non dimenticare nulla», ritiene Andrea.
I genitori gestiranno il versamento del salario giovanile in modo digitale – come finora per la paghetta. «Gli versiamo il denaro sul suo conto giovani, che è collegato a Twint e a cui può accedere.» Gian ha anche una carta bancaria, ma non la usa quasi mai: «Ho sempre con me il cellulare e pago con quello.»
Con il salario giovanile Gian dovrà d’ora in poi pagarsi da solo i vestiti e le scarpe, così come il suo abbonamento di telefonia mobile e le uscite come la piscina, i piccoli acquisti in negozio e il parrucchiere. Proprio quest’ultimo punto ha dato ancora adito a discussioni: «Gian voleva andare dal parrucchiere ogni tre settimane», racconta Andrea. «Gli ho detto che poteva anche aspettare quattro settimane. Semplicemente non trovavo necessario che andasse dal parrucchiere così spesso.»
Il figlio la vede diversamente: «Voglio che i miei capelli siano sempre in ordine. Ma presto potrò andare dal parrucchiere quando voglio», dice il dodicenne con un gran sorriso. I genitori si scambiano uno sguardo eloquente. «Sono soldi suoi», dice Fabian. «Deve decidere lui come spenderli e assumersi anche le conseguenze delle sue decisioni.» «E se poi i conti non tornano, restiamo fermi e non copriamo semplicemente la differenza. Per noi questo è chiaro», aggiunge Andrea.

Con il salario giovanile Gian si farà carico d’ora in poi, fra le altre cose, dei costi dei suoi vestiti.
Anche i prodotti di marca danno talvolta adito a discussioni. «Non compro molti prodotti di marca», sottolinea Gian. «Ma trovo comunque che gli articoli di marca stiano meglio di quelli normali.» I genitori cercano allora ogni volta il dialogo. Il padre fa un esempio: «Gli chiedo per esempio: ha senso pagare il doppio per una scarpa, solo perché sopra c’è il logo di una marca? Con le altre si cammina esattamente allo stesso modo.»
«Ha senso pagare il doppio per una scarpa, solo perché sopra c’è il logo di una marca? Con le altre si cammina esattamente allo stesso modo.»
Fabian Moser
In generale Gian gestisce il suo denaro con parsimonia. In quest’ottica ha nel frattempo imparato anche a fare attenzione alle offerte e agli sconti. «Abbiamo comprato due scatole di figurine Panini», racconta il dodicenne. In realtà ne era prevista una sola, ma: «Mi sono accorto che era proprio l’ultimo giorno in cui la scatola Panini era ancora disponibile con lo sconto. Per questo ne abbiamo comprate subito due.»
Costo per scatola: 90 franchi. «I costi della prima scatola li abbiamo divisi io e Maurin», riferisce Gian. Per la seconda, la madre e i due fratelli hanno pagato 30 franchi ciascuno. «Trovo che collezionare le figurine sia ancora divertente, per questo ho partecipato», aggiunge Andrea sorridendo. Agli occhi del figlio maggiore il denaro è così ben investito: «Sono anche ricordi per il futuro, che si possono riprendere in mano e guardare.»


Da tifosi di calcio, collezionare le figurine Panini è un must per i due fratelli. I costi della prima scatola se li sono divisi; per la seconda ha partecipato anche la madre.
«Mi sono accorto che era proprio l’ultimo giorno in cui la scatola Panini era ancora disponibile con lo sconto. Per questo ne abbiamo comprate subito due.»
Gian, 12 anni
Anche il fratello minore di Gian, Maurin, riceve attualmente un franco alla settimana per ogni anno scolastico – quindi tre franchi, dato che frequenta la terza classe. «La paghetta la riceve ancora in contanti», dice Fabian. «Sempre di mercoledì!», aggiunge Maurin. Invece che in un salvadanaio, tiene i suoi soldi in una cassetta. «Conosce cassette di questo tipo dalle visite al mercato», spiega Andrea.
Grandi desideri per i quali risparmiare concretamente, il bambino di nove anni non ne ha. «È piuttosto un bambino a cui piace collezionare», dice la madre. «Proprio come le figurine Panini – e quando esce qualcosa di nuovo, gli piacerebbe averlo.» Ritiene che per il figlio minore il denaro abbia attualmente ancora un’importanza minore. «I nostri figli ricevono anche regolarmente regali in denaro dai parenti», spiega. «Finora non hanno quindi mai dovuto risparmiare davvero per qualcosa di più grande.» Quando si presenta un acquisto più importante come la scatola Panini, questo viene pagato rapidamente con il denaro ricevuto in regalo.


Figurine, penne, carte Pokémon o Panini: a Maurin piace collezionare. Non ha ancora grandi desideri per i quali risparmia.
«I nostri figli ricevono anche regolarmente regali in denaro dai parenti. Finora non hanno quindi mai dovuto risparmiare davvero per qualcosa di più grande.»
Andrea Moser
La famiglia non ha fissato un momento preciso per tirare un bilancio dopo l’introduzione del salario giovanile per Gian. «Per ora cominciamo e poi vediamo come va», precisa Andrea. Le sta a cuore che il figlio sappia pianificare e tenga d’occhio i costi futuri. «Abbiamo discusso insieme a Gian del fatto che dovrà pagarsi da solo anche la fattura della quota annuale del club di calcio. Quando a fine anno arriverà quella fattura, dovrà avere abbastanza soldi da parte per poterla saldare.»
«Abbiamo discusso insieme a Gian del fatto che dovrà pagarsi da solo anche la fattura della quota annuale del club di calcio. Quando a fine anno arriverà quella fattura, dovrà avere abbastanza soldi da parte per poterla saldare.»
Andrea Moser
In generale per i genitori è importante trasmettere ai figli che entrate e uscite devono essere in equilibrio: «Trovo importante trasmettere che il denaro è sempre legato a una prestazione, che è ciò che permette poi di spenderlo», sottolinea Fabian. Agli occhi dei genitori il salario giovanile va proprio in questa direzione – ossia che bisogna dare qualcosa e che in cambio si riceve qualcosa.
Resta comunque aperto se Gian dovrà fornire una prestazione concreta in cambio del salario giovanile: «Chissà, forse dovremo alla fine legare il salario giovanile ai lavori domestici», riflette Andrea ad alta voce. «Ma abbiamo ancora un po’ di tempo per pensarci.»
Nel video seguente, la famiglia Moser offre ulteriori spunti sulla propria quotidianità finanziaria:
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