Eine Mutter und ihre Tochter stehen in einem Bekleidungsgeschäft und vergleichen die Preisschilder von Kleidungsstücken.

Fare budget alla TikTok: cosa devono sapere i genitori sulla «girl math»

Lars Gabriel Meier 4 Minuti

Spendere denaro e avere comunque la sensazione di risparmiare? È proprio questo il principio della «girl math», una tendenza dei social media. Si basa su un modo tutto particolare di fare i conti con il denaro e di far sembrare più ragionevoli le spese. Ciò che nasce con ironia e una strizzata d’occhio può però diventare problematico se i giovani lo trasformano in un vero modo di pensare. La buona notizia: i genitori possono intervenire. Qui spieghiamo come.

La «girl math» nella vita quotidiana dei giovani

«Sai, in realtà questa borsa era quasi gratis.» Soddisfatta, Olivia gira tra le mani la borsa di pelle color caramello mentre mostra all’amica Janine, dopo la scuola, il suo ultimo acquisto. Le è costata più di 300 franchi, ma: «Ho fatto i conti: se la porto abbastanza a lungo, prima o poi mi costerà meno di un franco al giorno.» Janine, sdraiata accanto a lei sul letto, scoppia a ridere. «Tu e la tua ‹girl math›!»

Kathrin, la madre di Olivia, che dalla porta aperta della camera ha sentito la scena, tende l’orecchio. «Girl math»? E che cosa sarebbe?

La «girl math» sotto accusa: riproduce stereotipi di genere

Per quanto la scena del nostro esempio fittizio possa sembrare leggera, il termine «girl math» è anche oggetto di critiche, perché può riprodurre stereotipi di genere nel rapporto con i numeri, come il vecchio cliché secondo cui le donne saprebbero gestire il denaro peggio degli uomini. E anche se il nostro esempio fittizio mette al centro una donna, il fenomeno descritto non è legato a un genere specifico.

A proposito: sui social media si usa anche il termine «boy math». Tuttavia non riguarda principalmente la gestione del denaro, ma prende di mira con umorismo affermazioni o comportamenti contraddittori degli uomini che, dal loro punto di vista, risultano perfettamente logici. Un esempio: «La ‹boy math› è quando lui dice di essere alto 1,80 m, ma in realtà misura 1,73 m.» Questo articolo si concentra sulla «girl math», perché il termine offre lo spunto per riflettere sull’educazione finanziaria e sul dialogo sul denaro nelle famiglie.

Dalla trasmissione radiofonica alla tendenza virale

Sebbene la «girl math» abbia davvero preso piede e sia diventata popolare grazie ai social media, la sua origine è altrove: alla radio. Il termine nasce nell’estate del 2023 nel programma mattutino neozelandese «Fletch, Vaughan & Hayley» dell’emittente ZM.

In una rubrica ricorrente, le ascoltatrici raccontavano un acquisto importante che faceva nascere sensi di colpa e la conduttrice Hayley Sproull, insieme alle sue produttrici, rifaceva i conti finché l’acquisto non sembrava praticamente gratis o addirittura un buon affare. Si usavano ragionamenti volutamente esagerati: il costo per ogni giorno di utilizzo, un possibile valore di rivendita oppure l’affermazione che i contanti, in fondo, «non sono soldi veri».

Da lì il passo verso Internet è stato breve: nel giro di poche settimane la «girl math» è diventata una tendenza virale sui social media, prima su TikTok, poi su Instagram e X.

Esempi di «girl math»

La tendenza dei social media può presentarsi in molti modi. Tutti gli esempi hanno però lo stesso schema mentale: un acquisto viene ricalcolato finché non appare gratis, vantaggioso o almeno ragionevole. Se i giovani pronunciano frasi come le seguenti, si tratta proprio di questa logica:

  • «Se compro qualcosa in saldo, praticamente ci guadagno.»
  • «Le loot box non sono spese, ma occasioni per vincere.»
  • «L’abbonamento annuale in palestra costa quasi niente per ogni allenamento. Devo solo andarci abbastanza spesso.»
  • «Il concerto di oggi è gratis: il biglietto l’ho comprato già un anno fa.»
  • «Se pago in contanti, è gratis. Il mio conto bancario non viene addebitato.»
  • «Se nello shopping online ordino 5 magliette e ne restituisco 2, ho guadagnato soldi.»
  • «Ho venduto le vecchie cuffie per 80 franchi e ne ho comprate di nuove per 250 franchi. Quindi mi sono costate solo 170 franchi.»

Quando la «girl math» diventa problematica

Innanzitutto, i genitori devono sapere che questa tendenza dei social media vuole essere soprattutto una battuta da prendere con una strizzata d’occhio. Gli esempi sono volutamente esagerati e giocano con calcoli assurdi per giustificare con umorismo le spese quotidiane. Chi commenta un acquisto costoso dicendo «era praticamente gratis» di solito sa benissimo che il conto non torna: è proprio questo il punto della battuta.

Il problema nasce quando lo scherzo diventa un vero modo di pensare e questi «calcoli» iniziano a influenzare davvero il proprio comportamento di consumo. Chi si convince seriamente che le proprie spese siano meno importanti perde di vista il prezzo reale. Il risultato: si prendono decisioni finanziarie che, in determinate circostanze, non ci si può permettere.

Soprattutto bambini e adolescenti sono ancora all’inizio della loro socializzazione finanziaria. Devono imparare a gestire il denaro, e questo comprende prendere decisioni finanziarie e valutarne le conseguenze. A questa età, inoltre, il confine tra esagerazione umoristica e schema mentale interiorizzato è particolarmente permeabile. È proprio qui che entrano in gioco i genitori.

«Girl math»: come i genitori possono parlarne con i figli

Nessuno influenza il rapporto dei bambini con il denaro quanto i genitori, sia durante gli acquisti fatti insieme sia nelle conversazioni a tavola. E poiché osservano da vicino le decisioni di acquisto dei figli, i genitori si accorgono anche quando uno scherzo improvvisamente diventa una cosa seria.

È proprio da qui che conviene partire. Invece di fare la morale, è meglio mostrare concretamente ai giovani dove il conto non torna.

Questi approcci possono essere utili:

  • Mostrare il prezzo reale: «Anche se da oggi indossi ogni giorno le nuove sneakers, ti sono comunque costate 200 franchi.»
  • Inquadrare correttamente gli sconti: «Non hai guadagnato 50 franchi, hai semplicemente speso 50 franchi in meno rispetto a quanto previsto inizialmente.»
  • Spiegare i rimborsi: «Se restituisci qualcosa, ricevi indietro i tuoi soldi: non ne stai guadagnando di nuovi.»
  • Mostrare che anche le piccole spese si sommano: «Un caffè da 5 franchi sembra poca cosa. Ma uno al giorno, nell’arco di un mese, diventa una cifra importante.»
  • Mantenere l’umorismo: «La ‹girl math› può certamente essere divertente. Ma quando si guarda il saldo reale del conto, vale la matematica normale.»

Approfondimento: Mental accounting – perché la «girl math» è più vecchia di quanto si pensi

Anche se TikTok & Co. hanno reso famosa la «girl math», l’idea che c’è dietro è tutt’altro che un’invenzione dei social media. Le sue radici risalgono all’economista statunitense Richard Thaler, che descrisse il meccanismo psicologico alla base della «girl math» già nel 1980 e nel 1985 in due lavori. Thaler è uno dei pionieri dell’economia comportamentale, la disciplina che studia perché le persone, quando si tratta di denaro, non prendono sempre decisioni razionali. Nel 2017 ha ricevuto per questo il premio Nobel per l’economia.

Il termine tecnico per ciò che Thaler studiò è mental accounting, in italiano contabilità mentale. Alla base c’è un’osservazione semplice: nella nostra mente dividiamo il denaro in diversi «cassetti» invece di considerarlo come un unico insieme. Una banconota da cento franchi mantiene sempre lo stesso valore, ma il fatto di classificarla come stipendio guadagnato con fatica, vincita inattesa o budget per le vacanze cambia la facilità con cui siamo disposti a spenderla.

Ed è proprio qui che si chiude il cerchio con la «girl math»: chi considera un rimborso come una piccola entrata inattesa oppure quasi non percepisce un pagamento in contanti come una spesa tiene mentalmente conti separati, con il risultato che alla fine i conti non tornano più. In conclusione, la «girl math» non è quindi un’invenzione recente, ma semplicemente la variante quotidiana e umoristica di uno schema mentale che la scienza ha identificato da tempo.